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martedì 9 agosto 2016

GRANDE SUCCESSO PER LA PRIMA EDIZIONE DELLO STREET ART FESTIVAL A PRIVERNO (LT)...

Grandissimo successo e comprensibile soddisfazione da parte degli organizzatori per la prima edizione di Priverno Street Festival. Un fiume di gente ha popolato, visitato e apprezzato il centro storico della bella Priverno nella notte tra il 6 e il 7 agosto scorso. Le impressioni e gli apprezzamenti dei cittadini e di tutti gli intervenuti anche da fuori sono unanimi e concordi. Molte di esse possono riscontrarsi nei messaggi e nei commenti ai post degli organizzatori. La loro fatica e i loro sacrifici possiamo dire siano stati ben ripagati.

Dalla pagina social:
"È stata veramente dura, ma il traguardo è stato raggiunto. Non ci sono altre parole per descrivere la serata: UN SUCCESSONE. Perciò ringraziamo tutte le associazioni che si sono esibite, gli artisti di strada, le band musicali, i nostri immancabili collaboratori ma soprattutto le migliaia e migliaia di persone che fiduciosi della riuscita del nostro primo evento si sono presentate e sono rimaste con noi per l'intera serata. Grandissima soddisfazione è stato vedere tantissimi giovani privernati che per un sabato di agosto non sono usciti dalla propria città, ma sono rimasti a ballare in una splendida discoteca all'aperto presso piazza del comune. Tutto ciò è stata la dimostrazione che un gruppo di ragazzi ventenni con tanta voglia di fare e tanto amore per la propria città, può fare molto ed i risultati li abbiamo visti sabato sera! Grazie a tutti.😊
Questo però è stato solo l'inizio, infatti presto inizieremo a lavorare su dei progetti futuri per la nostra città d'arte: Priverno.
Ad Maiora!😉
"... ...


I complimenti della nostra redazione e dei cittadini di Priverno! Per sempre più grandi eventi e soddisfazioni!!

Segui l'associazione e gli eventi su Visit Priverno

giovedì 4 agosto 2016

PRIVERNO STREET ART FESTIVAL 2016 ... Occasione presente e investimento futuro

PRIVERNO STREET ART FESTIVAL 2016

Occasione presente e investimento futuro


Manca qualche giorno a una delle manifestazioni centrali dell'Estate privernate, dopo il Palio del Tributo e prima di Ferragosto. Priverno Street Art vede la luce nella sua prima edizione.

Abbiamo chiesto lumi agli organizzatori dell'evento, i quali prontamente con la loro solita cortesia ci hanno fatto pervenire la locandina e il comunicato stampa. In questo testo breve e preciso si espongono le motivazioni e gli auspici di quello che può essere definito un evento sui generis per le nostre abitudini. Una vetrina per il nostro stupendo Centro storico e un investimento per il futuro, una sfida da raccogliere per trasformare il mortorio di sempre in una proposta turistica coraggiosa ma dalle prospettive entusiasmanti.

Alle domande dei curiosi e al ciglio degli scettici risponderà il testo che proponiamo. 

Come ci auguriamo un grandissimo successo, che porti anche più grandi e più importanti soddisfazioni!


Segui le news e le proposte su Visit Priverno

privernensis































domenica 5 giugno 2016

Il restauro del “San Michele Arcangelo” del pittore setino Giuseppe Turchi ad opera del nostro Mario Salvatori ...

Abbiamo ricevuto e volentieri pubblichiamo la segnalazione di un ulteriore importante contributo alla valorizzazione del patrimonio storico.artistico del nostro territorio.

Torna a risplendere nella chiesa di San Pietro di Sezze, dopo un lungo e delicatissimo intervento di restauro durato circa due anni, la mirabile tela del XIX Sec. raffigurante “San Michele Arcangelo” del pittore setino Giuseppe Turchi



E' la quarta opera del pittore setino fatta restaurare a cura della Confraternita del Sacro
Cuore di Gesù detta dei "Sacconi di Sezze", dopo la tela del Sacro Cuore di Gesù, il
Calvario e la tela dei Ss. Cosma e Damiano.
La tela in origine era posizionata nel soffitto della vicina chiesa di San Michele Arcangelo e fu fatta rimuovere e ricollocare all'interno della chiesa di San Pietro ad opera di Don Vincenzo Venditti.
Il Turchi per la composizione pittorica si è ispirato all’omonima opera di Ludovico Gimignani conservata nella chiesa di Sant'Andrea delle fratte a Roma.
Le operazioni di restauro conservativo dell’opera sono state molto complicate, come ci spiega il restauratore Mario Salvatori, in quanto il Turchi ha usato per dipingere San Michele una sottilissima tela formata da due lembi di lino cuciti longitudinalmente che erano stati incollati irreversibilmente, (in un precedente e mal riuscito restauro), a delle assi di legno imbarcate e sconnesse che gli agenti atmosferici e l’azione devastante degli insetti xilofagi avevano reso irrecuperabili.


Si è proceduto quindi alla rimozione delle tavole tramite l’azione meccanica di una fresatrice a pantografo fino ad arrivare al retro del delicatissimo dipinto.
La tela così liberata dal fatiscente supporto ligneo è stata foderata su una tela di lino purissimo e rimontata su un telaio di legno ad espansione.

L’accurata operazione di pulitura ha fatto riemergere in tutta la sua bellezza la preziosissima gamma cromatica del dipinto ricco di giochi prospettici chiaroscurali che ricordano in alcuni tratti la maniera Caravaggesca, con la corazza di un blu lapislazzuli e il mantello di un rosso cinabro e lacca di garanza, colori a quel tempo costosissimi, che fanno intuire la ricca ed importante committenza di chi ordinò l’opera.

Si ringrazia il restauratore Mario Salvatori per la sua valente e squisita maestrìa e quanti hanno permesso, con il loro prezioso contributo, il restauro di questa importante opera.


Per ulteriori informazioni dal sito Setino.it

domenica 27 dicembre 2015

Da Mussolini al Presepe vivente ... Piccole cronache di piccola gente

Panorama di Maenza (Lt)
Ancora una volta i nostri amici di Maenza dimostrano uno spiccato senso dell'umorismo. 
O meglio suscitano ilarità da parte di tutti coloro che si trovano a dover leggere le recenti questioni portate agli occhi della cronaca.

Dopo il fantomatico ritiro della cittadinanza onoraria a Benito Mussolini (con ottant'anni di ritardo e soprattutto a un morto di cui probabilmente ormai non resta neanche la polvere!), Gesto simbolico, non c'è dubbio, che vuole dare un segnale forte ma anacronistico e a mio giudizio insensato. 
La Nazione ha sorriso e qualcuno ne ha parlato. Non entro nel merito. 

Benito Mussolini, il cittadino defenestrato ...
Un'altra questione ha suscitato in me non poco sgomento. Il giorno stesso nel quale a Maenza si svolge il presepe vivente, una bella iniziativa che potrebbe dare lustro a uno dei più caratteristici centri storici del Lazio meridionale, sulla bacheca Facebook della Pro Loco di Maenza è stata pubblicata una foto, che se alcuni fa sorridere altri fa riflettere sulla sua opportunità, ma prima ancora sulla sua superficialità e “praticoneria”. Nel giorno in cui nel paese lepino si ricorda solennemente la nascita di Gesù Bambino si dice che Cristo “è nato da una coppia di fatto e con fecondazione assistita” (cit.). 
Il Palazzo Baronale

Al di là della provocazione emerge un dato interessante: l'ignoranza e la superficialità di chi l'ha condivisa dalla pagina “Vento ribelle”. Ma certo! Siamo in un periodo storico nel quale non solo non si sa niente di niente e si parla di tutto (!), Ma soprattutto non si sa un'acca sulla religione e quel poco che si sa risulta distorto e interpretato in chiave umanitario- solidalistica, al di là dei doveri del cristiano e dei diritti di Dio. 

Sappiamo poco o niente ma parliamo di tutto. Ignoriamo la maggior parte delle questioni di cui parliamo e parliamo di cose che non sappiamo. Povera gente! 



La "Loggia dei mercanti"
Una precisazione necessaria, che, non dico, dovrebbe venir fuori da un minimo di catechismo, risulta tuttavia dal senso comune delle notizie che una persona europea, che convive col Cristianesimo (e la cultura da esso derivante) da quasi duemila anni (se togliamo il periodo della prima evangelizzazione degli apostoli e dei loro successori arriviamo al tempo delle persecuzioni; e col calcolo ci siamo quasi) ... Allora: Gesù non nacque da una coppia di fatto. Giuseppe e Maria erano sposati (il matrimonio ebraico ha due momenti: gli sponsali, come il nostro fidanzamento, che per loro era ed è già un matrimonio contratto. Il secondo momento si da con la celebrazione solenne. Ma al momento degli sponsali i contraenti sono già sposati anche se non vanno a vivere insieme. Primo segno di ignoranza (nel senso di non sapere, non me ne voglia questo manipolo di maentini!). 

Il Sindaco di Maenza, Claudio Sperduti, che ne pensa?
Altra questione da evidenziare, perché pare necessario a questo punto, e dopo duemila anni ancora qualcuno non lo sa: il concepimento del Bambinello non è stato assistito. Possiamo crederci o non meno, ma arrivare a una tale banalità (o brutalità come dir si voglia) fa arricciare il naso, poveri. Se anche non vogliamo credere al concepimento verginale (parole grosse!) possiamo almeno capire che duemila anni fa era a dir poco inimmaginabile pensare a una fecondazione artificiale o assistita. Senza poi aggiungere che con questo siamo arrivati alla blasfemia.


Una domanda: ma a che cosa credono quelli che organizzano un evento importante come il Presepe vivente? Ma poi: siamo sicuri che si tratti di un evento legato al Natale del Signore? Mi sembra che ormai da qualche tempo a questa parte con la tendenza a concepire il Natale come un evento culturale e basta siamo giunti a svuotarlo del suo vero significato e a travisarne il contenuto. Tanta gente festeggia il Natale ma se ne impipa del festeggiato. Ci si da un gran da fare per questi eventi “culturali” ma si trascura di andare a visitare colui che fa il compleanno. Non ci siamo proprio! 
Il mitico "Don Buro", C. De Sica

Ecco qua quello che abbiamo fatto con questi eventi che sono solo “culturali”: siamo arrivati all'assurdo! Perché? Ve lo dico subito: perché nel momento in cui vogliamo ricordare la nascita del Bambino ne bestemmiamo il nome e la memoria con queste scritte tutt'altro che sarcastiche o provocatorie. Ma poi: provocatorie per chi? 

Chi vogliono raggiungere questi nostri simpaticoni? Sicuramente le colonne dei giornali e le risate dei lettori. 


Anche stavolta ci sono riusciti … beata la 'gnoranza!

mercoledì 2 dicembre 2015

Natale de 'na vota ... nella poesia e nel ricordo di Elettra Caradonna

Natale 'na vota
era de 'n atra manera: 
ch'era bella chella sera
quando glio ciocco c'arrescallava,
quando nonno c'areccontava
de Giuseppe i de Maria
camminenne pe' la via.
Ci accontentavémo tutti de poco:
'na cica de pano abbruscato aglio foco, 
la cocozza, le mappe fritte,
le pizzetelle i le ficosecche.
Se ci steva gliò capitone
era Natale da signore
i pe' chi 'gni poteva accattà
ci steva 'na schiappa de baccalà.


Non ci steva glio pandoro 
co' lo zucchero pe' 'n cima, 
mamma ci deva glio panettone 
cotto aglio furno de Carlina, 
'na cica de cegnere ci steva 
ma tutto era bono chella sera. 
Glio spumante? I chi te le deva? 
A iecco manco se conosceva, 
ci steva 'n cima aglio tavolino 
sempre 'no fiasco pino de vino.



Mo ci sta gli albero co' le pallette
co' gli fili e le lucette 
allora ci steva 'no presepiuccio 
 gli faceva Giacomuccio
'n cima alla chiesa de Santa Maria
co' Gesù, Giuseppe i Maria
l'erba musca i le casette,
quattro, cinco statuette.
 
'Na cosa ci steva che mo non ci sta:
veneva l'otreca a sonà,
era 'na festa quando arivava,
pe' tutte le casi se sonava.
Quando gli uttri la sentevano
tutti appresso s'arreducevano
pe' glio Cavone, la Macerola,
pe' glio spedale i pe' Santa Nicola, 
pe' 'ndo ivi sentivi sonà 
era Natale che steva arivà.

Gli canti de mo sarao più begli 
ma non so' fatti pe' gli uttaregli. 
Ereno canti de 'n atra manera, 
canti alla bona co' l'alma sincera. 
Babbo Natale? 'Nze conosceva 
non sapavamo manco chi era, 
aspettavamo, zitti zitti, 
la Befana 'n cima agli titti 
che calava pe' glio cammino 
i ci areportava ca' mandarino 
i ci arempieva la cazzetta 
co' na pupa fatta de pezza, 
'no cavaluccio de cartone 
... i tanta cegnere i carbone.
Che befana poverella, 
ma pe' tutti ci steva 'na stella: 
era 'na stella che luccicava 
i dentro glio core t'arrescallava. 
Tutto era bono, tutto era beglio
perchè nasceva glio Bambineglio.


Elettra Caradonna 
Maestra

lunedì 12 ottobre 2015

"Nel Cuore di Antonio". Considerazioni al termine dei festeggiamenti per i 150 anni della Confraternita di Sant'Antonio

Al termine di questi giorni di grazia un inno di lode deve sgorgare dal più profondo del cuore.
Una lode alla Santissima Trinità e al suo servo Sant'Antonio!

Ieri sera un breve percorso ha riaccompagnato il Taumaturgo di Padova a casa sua. In questa settimana abbiamo avuto modo di riflettere sulla nostra storia e sulla storia della nostra bellissima immagine. Abbiamo avuto modo di pensare costantemente all'amore e alla devozione che nutriamo verso questo grande santo.

Abbiamo accolto con gioia e fede le reliquie provenienti da Padova, come pure quei fratelli amici che le accompagnavano.

Abbiamo pregato insieme nella Veglia della sera. Il giorno seguente un momento intimo e commoventissimo.

La visita alle case di riposo con le reliquie ... Antonio è andato a visitare i suoi figli. Quanta devozione, quanto affetto intimo e cordiale! Quelli che il mondo disprezza e allontana Antonio li incontra e li accarezza con la sua mano benedicente. Quanta edificazione da quegli accenti, da quegli sguardi, da quei cuori molestati dalla tristezza. Una preghiera al santo e anche a noi: non ci abbandonate!

Ieri un trionfo, non del tutto inatteso. Una giornata santa e intensa. Messe, confessioni, devozioni, preghiere … un amore vero, caro sant'Antonio! Dopo la Messa del vescovo la solenne Aggregazione della nostra Confraternita all'Arciconfraternita di Padova. Il riconoscimento del lavoro svolto in centocinquant'anni di fede, di devozione, di promozione, di affetto e di protezione da parte del nostro Fratello maggiore. Da adesso nulla sarà più come prima.

Noi ti vogliamo bene, Antonio di Dio! Adesso dal tuo trono di grazie, ove siedi nel cielo, chinati verso i tuoi figli, che vengono nella tua chiesa per chiederti conforto e pace. Su tutti il tuo sguardo, a tutti una parola che riscaldi il cuore, a tutti dona quel Bimbo che stringi fra le braccia.

Non passerà tanto tempo e di nuovo scenderai da quell'altare per tornare tra i tuoi figli.

Dal cielo tu guardi noi. Antonio benedici i figli tuoi!


privernensis

Vi lascio con il trailer del Video con le immagini di quei giorni. Chi lo desidera non esiti a contattarmi (E. O.)

venerdì 3 aprile 2015

LA PROCESSIONE DEL VENERDI’ SANTO A PRIVERNO

LA PROCESSIONE DEL VENERDI’ SANTO A PRIVERNO
Fra cultura popolare, storia, tradizione e fede sincera, un evento di sempre

Vexilla Regis prodeunt; fulget Crucis misterium (Avanzano i vessilli del Re; rifulge il mistero di Cristo).
La sera del Venerdì Santo, durante la caratteristica Processione, queste parole (tratte dalla Liturgia del tempo di Passione) risuonavano nella mia mente, ma soprattutto nel mio cuore. Avanzavano davanti alle tantissime persone convenute dinanzi alla Cattedrale i vessilli del mistero di Cristo, i segni della sua gloria, anche se velata dal dolore della Passione.

È caratteristica questa Processione (in dialetto Perdissione) che ogni anno si svolge a Priverno quasi a suggello dei riti della Settimana Santa. Ci è stata tramandata così dal lontano Medioevo e si è svolta sempre per tutti questi anni, tolta una breve parentesi dovuta alla Seconda guerra mondiale. La struttura della Processione attuale si deve al compianto Mons. Emilio Pizzoni, Vescovo delle tre diocesi, che la rese più liturgica e soprattutto più sentita come fatto religioso. Vi pose mano perché, essendo questa un evento di popolo, poteva spesso sfociare in semplici espressioni che potevano alterare il senso di questa devozione, portando anche a disordini oltre che organizzativi pure di sicurezza. È una Processione che nel corso del tempo era stata voluta dal popolo, senza l’intervanto del clero né tantomeno di un professionista per quanto riguarda i canti. Solo per volontà di quel Vescovo si scrissero i testi dei canti popolari. Questo lavoro venne affidato all’organista della Cattedrale, Domenico Di Legge, autore di un volume nel quale li aveva raccolti, intitolato “Canti religiosi popolari, colti dalla voce di gente umile che così esprime i sentimenti della fede”. Questi fu autore anche dell’Agonia sulle Sette Parole di Gesù dalla croce, dell’inno alla Madre di Mezzagosto ...; e morì proprio la sera del Venerdì Santo di undici anni fa, durante la Processione che per tanto tempo aveva curato.

Il rituale è lo stesso da tempi immemorabili. Alle 20,30 in punto l’incensazione del Cristo morto (detto popolarmente, sulla scorta di una parola settecentesca, Cathalètto), mentre per qualche tempo pregano in silenzio dei penitenti di cui diremo più oltre. Si esce sotto il portico del Duomo e con questo gesto silenzioso e solenne si dà inizio alla Sacra Rappresentazione. Sono già disposte in semicerchio le macchine (quadri e statue) che rappresentano grossomodo tutte le stazioni più importanti della Via Crucis. Ognuna di queste macchine ha un canto portato avanti da un gruppo corale per ciascuna, il quale riproporrà lo stesso canto per quattordici fermate prestabilite. Sono l’Orto, la Flagellazione, la Caduta, la Veronica, il Calvario, l’Addolorata, la Pietà e il Cristo morto. Da qualche decennio ne sono state aggiunte di nuove: la Coronazione di spine e il Rinnegamento di Pietro. La Processione e la gestione delle Macchine sono curate dalle Confraternite (Buona morte, Madonna del Suffragio, Madonna della Stella, Sant’Antonio di Padova).

Ogni gruppo corale esegue il canto in piazza e poi nelle varie fermate. Il Cathaletto non ha un canto proprio ed è accompagnato dalla Banda musicale e dai canti popolari delle donne che immediatamente lo seguono.
Solo chi vi partecipa può intendere come sia meraviglioso ascoltare quei canti che si confondono fra di loro, quasi un unico inno a Dio Redentore, nel cuore della notte, nel silenzio rispettoso per la morte del Signore.

Un amore tutto particolare spinge a questi canti, un sentimento che spesso fa sorridere noi moderni, ma che tanto ha da insegnarci sulla devozione e l’amore verso nostro Signore. Abbiamo bisogno di ritornare a quella semplicità esaltata nel Regno dei cieli. La Processione percorre le vie del centro storico; e di tanto in tanto si ode uno stridore di catene. Sono quelle che trascinano, scalzi, quei penitenti che prima abbiamo nominati, detti in dialetto Sacconi. Che sia un retaggio del Medioevo? Sicuramente, ma queste persone, ignote a tutti, ci ricordano il senso di espiazione della sofferenza, unita al Sacrificio di redenzione di Cristo.

Intorno alla mezzanotte si è di nuovo in piazza, per un ultimo saluto a Gesù morto, un saluto all’insegna della speranza della risurrezione. Ci aiutano le parole del bell’inno composto dal Di Legge, Risorgerai, che tutti i cantori intonano all’unisono con la Banda. Un gesto particolarmente significativo: prima del suo rientro in Cattedrale il Cathaletto riceve un omaggio simbolico, ma altamente parlante. L’immagine di Maria Addolorata viene portata avanti, avanza come quel giorno lontano a Gerusalemme, tra la folla che riempie in ogni dove la nostra Piazza, e si inchina riverente al suo Figliuolo. Vedere questo gesto dall’alto della scalinata, visto da come lo vede lo scrivente, ti commuove.

Una devozione lunga secoli mai interrotta. Anche se ora è quasi eclissata dalle Sacre rappresentazioni che vanno facendosi nel circondario Lepino, ha ancora qualche cosa da dire all’uomo di oggi.

Ci parla della fede in un Dio morto e risorto per noi e dell’amore e la pietà devota che circondano la bara di Cristo morto, che fu prima testimone della sua gloriosa risurrezione.

Ci aiuti quello che viviamo ogni anno con devozione e sentita partecipazione a vivere conformi all’immagine di Cristo per partecipare alla sua gloria. Solo così i Vessilli regali che s’avanzano nella notte del mondo potranno risplendere dei bagliori radiosi, sfolgoranti ma non accecanti, del giorno della Risurrezione.

Emanuele Onifade

venerdì 7 marzo 2014

San Tommaso 2014


San Tommaso 2014
Anche quest'anno eventi culturali e religiosi per ricordare il grande San Tommaso

Cosa vuol dire celebrare il proprio Patrono? Ma anche: cosa vuol dire celebrare la festa del Patrono di una città la cui fede bimillenaria è orgoglio di speranza?

Domande che possono sembrare fuori luogo, che richiamano un retaggio culturale che qualcuno può dire che non gli appartiene. Ma egli sa bene che non è così.
I valori e le tradizioni che ci sono state trasmesse ci appartengono, lo vogliamo o non lo vogliamo. E allora di nuovo: cosa vuol dire celebrare il proprio Patrono? Vuol dire prenderlo come modello e guida nelle scelte quotidiane. Cosa ci dicono ancora oggi i santi? Celebrare il loro ricordo vuol dire anche, mi sia permesso l'azzardo, celebrare noi stessi. Perchè no? Vuol dire celebrare la nostra fede e lasciarci illuminare da essa. Celebrare, in questo caso, se stessi vuol dire riconoscere chi siamo realmente, quali sono le radici da cui prendiamo linfa e quali sono i frutti da portare.

San Tommaso per noi non è una tradizione morta, sepolta da un velo di polvere, da tirar fuori una volta l'anno! Celebrare la sua festa vuol dire parlare di noi, di ognuno di noi. Vuol dire ricordarsi chi siamo realmente, da dove veniamo e dove siamo chiamati ad andare, mano nella mano con i nostri figli.

Tutto questo è la festa del Patrono.

Ma non solo: dire che la sua festa non è una tradizione morta vuol dire risolutamente considerarlo nella vita di ogni giorno e lasciarci guidare dalla sua fede tanto grande da sorpassare i secoli e giungere fino a noi, ancora oggi dopo 740 anni a dirci qualcosa. Ma che cosa?

Ci dice che la relazione con Gesù Cristo è cosa concreta. Ci dice che la nostra fede va sempre approfondita e conosciuta. Ci dice che lui sta lì da tanti secoli e ci conosce bene, fin dalle più lontane generazioni. Ci parla di amore, ci parla di fedeltà, ci parla di luce promanante e rifulgente. Sì la sua luce di santità e soda dottrina promana e rifulge lucente. Abbaglia gli occhi dello stolto e ridona vigore allo spossato.

Celebrare San Tommaso per noi è vita e se noi lo intendiamo così come vi dico, è gioia profonda e verace: il suo ricordo diventa vita della nostra vita, proprio perchè egli, la sua vita, ce l'ha consegnata (e non donata) affidata (e non lasciata)! Ci ha lasciato il suo ultimo respiro, anelito e consegna di fedeltà immutabile e immutata, quel lontano 7 marzo del 1274.

Noi siamo i suoi figli!

Da allora è rimasto in mezzo a noi. Giungendo a Fossanova aveva citato il Salmo 31: “Questo è il mio riposo per sempre; qui abiterò perchè l'ho desiderato”.

Siamo i grandi depositari del suo messaggio. E sembra poco?

Quella reliquia (la sua testa inargentata nello splendido reliquiario) per noi è vanto, è orgoglio, è garanzia di tutela. È parte di ciò che ci è rimasto dopo la traslazione di gran parte del suo corpo in quel di Tolosa.

Noi sappiamo bene che essa è autentica: ce lo dicono i documenti e il nostro senso di fede immutato nei secoli. Quegli stolti che ne mettono in dubbio l'autenticità si sbagliano di grosso. Non sanno nulla. Non possono capire tutto quello che ci lega al nostro Santo e quello che per noi le sue reliquie significano. Ma noi la difendiamo questa verità, ma soprattutto ci crediamo? Trasmettiamo la sua devozione ai nostri figli?

Quest'anno l'abbiamo festeggiato con gran solennità. In quest'esperienza di fede ci ha fatto da guida il nuovo Vescovo Mariano, che fin dall'inizio della sua vita in mezzo a noi ha fatto capire da subito che a questo Patrono ci tiene assai, tanto da voler guidare lui stesso la processione e infiammare i nostri cuori, sia il giorno del suo Ingresso in Cattedrale sia il giorno della festa patronale, con parole esaltanti, grondanti di affetto e di devozione nei confronti di San Tommaso.

La settimana della festa è stata un trionfo: eventi culturali che hanno incorniciato bene la festa religiosa, promossa come sempre dall'Arcipretura cattedrale. Conferenze, incontri nelle scuole presenti sul territorio (tutte attività promosse dall'Istituto comprensivo “San Tommaso”, diretto sapientemente dalla dott. ssa Anna Maria Bilancia), concerti … un triduo solenne predicato, la benedizione e inaugurazione della mostra che l'Associazione delle Arti ha voluto dedicare alla nostra Basilica Cattedrale, che l'anno scorso compiva 830 anni dalla sua Consacrazione. La Messa solenne in canto presieduta dal Vescovo e concelebrata dai sacerdoti della città e della diocesi, la processione per il Corso e la “Statio” con la funzione nella chiesa conventuale di San Tommaso ….
Il giorno seguente la caratteristica e tradizionale fiera cittadina.
La presenza dei Sindaci del comprensorio e la solerzia organizzatrice del nostro Sindaco Angelo Delogu …

Non poteva andare meglio di così.

Un ringraziamento, doveroso e affettuoso, a tutti coloro che hanno collaborato.

Cosa resta di questi giorni?

La fedeltà al deposito che abbiamo ricevuto dai nostri avi e l'impegno a progredire in questa via. Pensiamo spesso al nostro Patrono, che è più unico che raro, prendiamolo a modello della nostra fede e ricordiamoci della fraternità che ci ha unito in questi giorni. Sono tornato a Priverno per la festa patronale (mancavo da qualche tempo) e ho da subito percepito la certezza che mi trovavo a casa, lo ero realmente. Ci siamo sentiti membra uniche di un'unica grande famiglia nobilissima e cordiale.

Ecco cosa resta. E non è poco. Ma l'anno prossimo avremo sempre questi sentimenti?
Credo di sì: se rimarremo radicati e fondati nelle nostre tradizioni, che permeano e guidano la vita presente.

Un caro saluto, amici miei!!

privernensis


Vi lascio con un regalo: il video che ho realizzato con alcune immagini, le più belle, della festa di quest'anno
Video Festa San Tommaso 2014

domenica 19 gennaio 2014

Cronaca e suggestioni dell'Ingresso a Priverno di S. E. Mons. Mariano Crociata, Vescovo diocesano

Alcune suggestioni sulla splendida giornata di ieri ...

Non è semplice riassumere in poche righe le grandi e molteplici suggestioni che hanno investito, travolto e illuminato un semplice cittadino di Priverno, quale sono io, che conosce, però, bene la lunga e variegata storia di fede del suo popolo antico e nuovo; ma anche la storia sociale e civile che contiene pagine esaltanti e pagine funeste.

Una giornata formidabile, che rimarrà nella storia, impressa nei nostri cuori e nelle immagini che ci ricordano quei momenti. Un nuovo Vescovo diventa Padre del suo popolo. Quel popolo gli è stato affidato da Cristo tramite il Suo Vicario in terra (il Papa). E quel Vescovo viene a visitare il suo gregge. Viene a guidare, a reggere e a governare nel nome di Cristo Capo. Benedetto colui che viene nel nome del Signore: l'espressione del popolo gerosolimitano nel momento dell'ingresso di Cristo nella città santa la Domenica delle Palme esprime bene questo concetto. Il Vescovo è colui che viene nel nome del Signore per guidare i suoi figli nel cammino della vita fino alla patria celeste; viene a reggere e tener salda la fede di noi piccoli; viene a governare questa porzione di Chiesa perchè realizzi il fine per il quale è stata eretta ed esiste nel tempo.

Sono questi i momenti in cui si riscopre la grandezza dell'appartenere alla Chiesa cattolica. Sono queste le sane gioie che illuminano i nostri giorni bui e incerti. Sono queste le storie che la grazia sa tessere insieme come trame di un unico arazzo, che rappresenta una storia di amore, di sangue e di fedeltà.

L'abbiamo accolto come abbiamo accolto tutti i suoi predecessori nel corso dei secoli. Con lo stesso amore e la stessa promessa di fedeltà, ossequio e rispetto.

In Cattedrale sembrava vedere, confuse (ma poi non troppo) fra il popolo che la riempiva in ogni dove, delle persone a noi care tornate sempre troppo presto nella Casa del Padre.

Mi piace pensare lì rappresentata (è un dogma di fede quello della comunione dei santi nella triplice ripartizione della Chiesa: trionfante, purgante e militante) tutta la grande famiglia cattolica, quelli che ci hanno preceduto e attendono il giorno della risurrezione e noi che ancora lottiamo, militi, su questa terra di esilio.

Come ricordi confusi e balzanti, come fiammelle di un unico mistico candelabro, sono tornati per assistere ad un momento storico e immutabile nella sostanza. Cambiano i Pastori, ma l'unico Pastore, Gesù Cristo, è sempre lui presente in questi suoi messaggeri. Come non pensare ai Vescovi che hanno preceduto Mons. Crociata sulle Cattedre delle Tre Diocesi? Almeno gli ultimi: Pio Leonardo Navarra, Emilio Pizzoni, Arrigo Pintonello, Luigi Maria Carli, Domenico Simone Pecile, Giuseppe Petrocchi. E adesso: Mariano Crociata, da ieri uno di noi!

Non sappiamo quali saranno le sue scelte per il nostro bene spirituale, ma gli promettiamo fin da subito il nostro rispetto e la nostra stima incondizionata.

A lui abbiamo detto: Sia benedetto colui che viene nel nome del Signore!

Ma nel frattempo gli rinnoviamo ancora il nostro: Benvenuto in mezzo a noi, Apostolo, Guida, Padre, Fratello, Amico!

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Un particolare ringraziamento va al clero cittadino e diocesano, all'Arcipretura e al Capitolo Cattedrale nella persona di don Giovanni Gallinari. Un ringraziamento al Sindaco, il dott. Angelo Delogu e all'amministrazione comunale di Priverno, ai Vigili urbani, ai Carabinieri e a tutte le forze dell'ordine che servono la collettività, come pure alle Confraternite e ai giornalisti e fotografi locali e non, al canale televisivo Lazio tv per la diretta e a tutti gli uomini di buona volontà.

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La foto ritrae Mons. Vescovo, che, accompagnato da Mons. Arciprete, dai Cerimonieri, dal clero e dalle Autorità, sale la scalinata della nostra Basilica Cattedrale. Foto del dott. Alessandro Paglia.

privernensis