lunedì 12 ottobre 2015

"Nel Cuore di Antonio". Considerazioni al termine dei festeggiamenti per i 150 anni della Confraternita di Sant'Antonio

Al termine di questi giorni di grazia un inno di lode deve sgorgare dal più profondo del cuore.
Una lode alla Santissima Trinità e al suo servo Sant'Antonio!

Ieri sera un breve percorso ha riaccompagnato il Taumaturgo di Padova a casa sua. In questa settimana abbiamo avuto modo di riflettere sulla nostra storia e sulla storia della nostra bellissima immagine. Abbiamo avuto modo di pensare costantemente all'amore e alla devozione che nutriamo verso questo grande santo.

Abbiamo accolto con gioia e fede le reliquie provenienti da Padova, come pure quei fratelli amici che le accompagnavano.

Abbiamo pregato insieme nella Veglia della sera. Il giorno seguente un momento intimo e commoventissimo.

La visita alle case di riposo con le reliquie ... Antonio è andato a visitare i suoi figli. Quanta devozione, quanto affetto intimo e cordiale! Quelli che il mondo disprezza e allontana Antonio li incontra e li accarezza con la sua mano benedicente. Quanta edificazione da quegli accenti, da quegli sguardi, da quei cuori molestati dalla tristezza. Una preghiera al santo e anche a noi: non ci abbandonate!

Ieri un trionfo, non del tutto inatteso. Una giornata santa e intensa. Messe, confessioni, devozioni, preghiere … un amore vero, caro sant'Antonio! Dopo la Messa del vescovo la solenne Aggregazione della nostra Confraternita all'Arciconfraternita di Padova. Il riconoscimento del lavoro svolto in centocinquant'anni di fede, di devozione, di promozione, di affetto e di protezione da parte del nostro Fratello maggiore. Da adesso nulla sarà più come prima.

Noi ti vogliamo bene, Antonio di Dio! Adesso dal tuo trono di grazie, ove siedi nel cielo, chinati verso i tuoi figli, che vengono nella tua chiesa per chiederti conforto e pace. Su tutti il tuo sguardo, a tutti una parola che riscaldi il cuore, a tutti dona quel Bimbo che stringi fra le braccia.

Non passerà tanto tempo e di nuovo scenderai da quell'altare per tornare tra i tuoi figli.

Dal cielo tu guardi noi. Antonio benedici i figli tuoi!


privernensis

Vi lascio con il trailer del Video con le immagini di quei giorni. Chi lo desidera non esiti a contattarmi (E. O.)

venerdì 14 agosto 2015

Dalle tende di damasco alla porpora del cuore ...

“Iniziò col principiarsi il dì di festa con lo squillo de' sacri bronzi, con lo sparo de' colpi oscuri e de' li mortaretti […]. A sera vi fu l'illuminazione generale e il volo de' palloni aerostatici. All'interno della Basilica tutto parato a festa, drappi di damasco e velluto alle colonne e fra l'una e l'altra festoni di mortella. Nella controfacciata l'arme con li stemmi dell'Ecc.mo Monsignor Vescovo e del Rev.mo Signore Cardinale Protettore”.

Così l'arciprete don Domenico Casconi nella sua “Relatione” sulla festa dell'Assunta dell'anno del Signore 1736. da allora tanto tempo è trascorso e gli inevitabili mutamenti storici e culturali hanno influenzato anche il cerimoniale della nostra festa. Ma la colpa c'è lo stesso: abbiamo mutato gli apparati esterni (riducendoli al minimo, se non proprio eliminandoli del tutto) e con essi abbiamo mutato anche il cuore. Inutile nascondersi il drastico calo di frequenza alle sacre funzioni di questi giorni. Stasera avrà luogo la bella tradizione della processione solenne dell'anno centenario, che vedrà l'immagine santa della “Madonna nostra” recata su un carro parato a festa e trainato dai buoi. Ancora una volta Priverno accoglierà la sua Regina e a lei giurerà amore e fedeltà eterna; neanche i vincoli della morte riusciranno a mutar l'esito della secolare promessa!
Ma come ricordava il buon Canonico don Renato a proposito del giorno di Pasqua: “Queste cose a chi dicono tutto, a chi dicono tanto, a molti qualcosa e ad altri niente”.
Ci troviamo anche noi in questa condizione. Facendo una breve analisi del tenore della nostra vita spirituale e della manifestazione esterna delle nostra devozioni vediamo non solo un certo disinteresse, ma anche una scellerata mancanza di cura e di pietà.

Dove stiamo andando, miei cari amici? Se la Madonna dovesse corrispondere al nostro amore potrebbe dirsi contenta? Oh, attenzione: la Beata Vergine in cielo, ove siede coronata regina incontrastata del cielo e della terra, che estende il suo dominio su ogni cosa creata, visibile o invisibile, presente, passata e futura, non ha certo bisogno della nostra lode e del nostro giubilo! Ella gode della visione beatifica e di una gloria incommensurabile! Siamo noi che abbiamo bisogno della Madonna, della sua protezione, del suo amore, della sua luce sulle nostre vie oscure, della sua mano che deterga le lacrime dei sofferenti e di ognuno di noi che non è esente dai triboli della vita. Siamo noi che abbiamo bisogno! E proprio per questo la Madonna vuole che ricorriamo a lei nelle presenti necessità, specie in questo momento storico dove l'uomo pretende di poter fare a meno di Dio. 
Dove il problema religioso non solo è eluso ma spesso ignorato alla grande. 
Senza Dio l'uomo resta un enigma senza soluzioni. 
E ben venga pure la processione di stasera. Ma l'anima dove sta? Siamo disposti a seguire questa Regina e a sottoporci al suo giogo soave? Siamo disposti a sottometterci al suo amabile governo? Spesso cantiamo che Maria è la Signora di Priverno, ma nella vita siamo ben lontani dal riconoscere, accettare e difendere questa verità. Il lume della fede lo teniamo acceso? Ne preserviamo la fiamma dai venti impetuosi del relativismo, dell'ateismo e dell'indifferentismo religioso? Se oggi venisse a noi una persecuzione in odio alla fede noi che faremmo?
La Madonna difenda i suoi figli!

Quanta pace stamattina in quel piccolo Santuario, quella “Casa della Madonna” che è cara a tutti, dove ognuno ritrova la sua casa e quindi se stesso.
Da metà mattinata la bella Icona bizantina si trova esposta nella chiesa di Mezzagosto in attesa della processione. In quel luogo devoto si alternano rosari a canti fino alla Messa cantata delle 17,00 e dei Vespri solenni subito ad essa successivi. Alle 19,30 ci si preparerà per la processione e la nostra Signora, accompagnata da Mons. Vescovo, dal clero e dal suo popolo farà ritorno trionfale nella sua sede, la nostra Basilica Cattedrale. 

Attendiamo con trepidazione l'evento di stasera e rinnoviamo la nosra preghiera e la nostra fiducia verso Colei che tutto può! 

privernensis



sabato 1 agosto 2015

I giorni di agosto a Priverno sono carichi di luce ...

Carissimi amici, concittadini!

Abbiamo vissuto anche quest'anno la bella esperienza della Notte Bianca il 2 agosto scorso, evento che ha portato in città tanti turisti dalle Province e anche da più lontano ...
Ma il mese di agosto non è solo questo!
Siamo ne "I giorni della Madonna d'Agosto" ...
A molti questo dato non dice niente, ad altri qualcosa, ad altri ancora (a noi) dice una parola: Mamma!
E' il mese della Madre, una Madre tutta particolare: la Madonna d'Agosto, Principalissima Protettrice della città di Priverno, della diocesi e della Valle dell'Amaseno.
Un mese che ci parla di un rapporto tenerissimo e speciale, ci parla di amore, della nostra lunga storia di fede; ci parla della protezione di Maria SSma verso i suoi figli che la invocano con questo dolce titolo. Ci parla di secoli devoti, di volti, di anime, dei nostri avi ... e perchè no, anche dei nostri posteri. Ci interroga, la Mamma, sul futuro e su come noi lo prepariamo col presente, fin da adesso. Che cosa lasceremo ai nostri figli? Una vuota tradizione? Un inutile grido senza cuore? Mai non sia!! Rinnoviamo la nostra fede e rinsaldiamo il legame con Dio e fra di noi. Sinceramente!
Ancora una volta il mese di agosto ci richiama alla nostra storia, ci sprona al rinvigorimento delle nostre radici cristiane e culturali, radici dalle quali attingere nuova linfa, antica e sempre nuova. Momenti di fede e stupore, di tradizioni lungimiranti, che travalicano i secoli e uniscono le generazioni di ieri con quelle di oggi e quelle che verranno domani. Tutte le portano davanti a un altare, al suono festoso delle campane, alla melodia dell'organo, al canto devoto e alla preghiera sincera. L'anno prossimo rivivremo di nuovo l'esperienza dei nostri padri, lo stupore della meraviglia rinnovata del ritrovamento della Venerata Icona della Madonna d'Agosto e la solenne processione con il tradizionale baroccio trainato dai nostri bianchi buoi …

Domenica mattina (3 agosto), con la Messa capitolare delle 11,30 sono iniziati i festeggiamenti. Appena prima della Messa si è esposta solennemente l'icona della nostra Mamma celeste. Da domenica sera è iniziata la novena, con questo programma: la recita del Rosario alle 17,00; la S. Messa alle 17,30 e al termine di questa il canto della “funzione” (Vespro ridotto) e la benedizione.

Bisogna partecipare numerosi!

Si stanno svolgendo gli “incontri di zona”: ieri sera nel Santuario di Mezzagosto, stasera ai Pignatari, domani a S. Lorenzo …

Il giorno 14 avremo la Messa capitolare alle 20,30 e a seguire la Processione, animata dalla Banda cittadina (diretta dal M. Ildo Masi) e al termine della quale vi sarà lo spettacolo pirotecnico (da parte della Ditta “La Girandola” del Sig. Ulderico Brusca).
Il giorno 15 alle 11,30 avremo fra noi il nuovo Vescovo della nostra diocesi, S. E. Mons. Mariano Crociata, che celebrerà la S. Messa pontificale, concelebrata dal clero della città e della diocesi. 
La sera ci sarà la solita festa tradizionale, allietata da un complesso musicale. Verrà “tirata” la tombola al termine della serata. Il giorno seguente celebreremo San Rocco nella Chiesa collegiata …

Un mese impegnativo, ma bello, interessante e carico di significato per chi tenta di accompagnare ai gesti che pone l'adesione sincera del cuore. Molti nostri concittadini lontani faranno ritorno in patria (americani, francesi, tedeschi ... ma anche privernesi trasferitisi in altri posti d'Italia) per unirsi a noi nella lode comune, nell'affetto immutato, nella fede millenaria!


privernensis

venerdì 3 aprile 2015

LA PROCESSIONE DEL VENERDI’ SANTO A PRIVERNO

LA PROCESSIONE DEL VENERDI’ SANTO A PRIVERNO
Fra cultura popolare, storia, tradizione e fede sincera, un evento di sempre

Vexilla Regis prodeunt; fulget Crucis misterium (Avanzano i vessilli del Re; rifulge il mistero di Cristo).
La sera del Venerdì Santo, durante la caratteristica Processione, queste parole (tratte dalla Liturgia del tempo di Passione) risuonavano nella mia mente, ma soprattutto nel mio cuore. Avanzavano davanti alle tantissime persone convenute dinanzi alla Cattedrale i vessilli del mistero di Cristo, i segni della sua gloria, anche se velata dal dolore della Passione.

È caratteristica questa Processione (in dialetto Perdissione) che ogni anno si svolge a Priverno quasi a suggello dei riti della Settimana Santa. Ci è stata tramandata così dal lontano Medioevo e si è svolta sempre per tutti questi anni, tolta una breve parentesi dovuta alla Seconda guerra mondiale. La struttura della Processione attuale si deve al compianto Mons. Emilio Pizzoni, Vescovo delle tre diocesi, che la rese più liturgica e soprattutto più sentita come fatto religioso. Vi pose mano perché, essendo questa un evento di popolo, poteva spesso sfociare in semplici espressioni che potevano alterare il senso di questa devozione, portando anche a disordini oltre che organizzativi pure di sicurezza. È una Processione che nel corso del tempo era stata voluta dal popolo, senza l’intervanto del clero né tantomeno di un professionista per quanto riguarda i canti. Solo per volontà di quel Vescovo si scrissero i testi dei canti popolari. Questo lavoro venne affidato all’organista della Cattedrale, Domenico Di Legge, autore di un volume nel quale li aveva raccolti, intitolato “Canti religiosi popolari, colti dalla voce di gente umile che così esprime i sentimenti della fede”. Questi fu autore anche dell’Agonia sulle Sette Parole di Gesù dalla croce, dell’inno alla Madre di Mezzagosto ...; e morì proprio la sera del Venerdì Santo di undici anni fa, durante la Processione che per tanto tempo aveva curato.

Il rituale è lo stesso da tempi immemorabili. Alle 20,30 in punto l’incensazione del Cristo morto (detto popolarmente, sulla scorta di una parola settecentesca, Cathalètto), mentre per qualche tempo pregano in silenzio dei penitenti di cui diremo più oltre. Si esce sotto il portico del Duomo e con questo gesto silenzioso e solenne si dà inizio alla Sacra Rappresentazione. Sono già disposte in semicerchio le macchine (quadri e statue) che rappresentano grossomodo tutte le stazioni più importanti della Via Crucis. Ognuna di queste macchine ha un canto portato avanti da un gruppo corale per ciascuna, il quale riproporrà lo stesso canto per quattordici fermate prestabilite. Sono l’Orto, la Flagellazione, la Caduta, la Veronica, il Calvario, l’Addolorata, la Pietà e il Cristo morto. Da qualche decennio ne sono state aggiunte di nuove: la Coronazione di spine e il Rinnegamento di Pietro. La Processione e la gestione delle Macchine sono curate dalle Confraternite (Buona morte, Madonna del Suffragio, Madonna della Stella, Sant’Antonio di Padova).

Ogni gruppo corale esegue il canto in piazza e poi nelle varie fermate. Il Cathaletto non ha un canto proprio ed è accompagnato dalla Banda musicale e dai canti popolari delle donne che immediatamente lo seguono.
Solo chi vi partecipa può intendere come sia meraviglioso ascoltare quei canti che si confondono fra di loro, quasi un unico inno a Dio Redentore, nel cuore della notte, nel silenzio rispettoso per la morte del Signore.

Un amore tutto particolare spinge a questi canti, un sentimento che spesso fa sorridere noi moderni, ma che tanto ha da insegnarci sulla devozione e l’amore verso nostro Signore. Abbiamo bisogno di ritornare a quella semplicità esaltata nel Regno dei cieli. La Processione percorre le vie del centro storico; e di tanto in tanto si ode uno stridore di catene. Sono quelle che trascinano, scalzi, quei penitenti che prima abbiamo nominati, detti in dialetto Sacconi. Che sia un retaggio del Medioevo? Sicuramente, ma queste persone, ignote a tutti, ci ricordano il senso di espiazione della sofferenza, unita al Sacrificio di redenzione di Cristo.

Intorno alla mezzanotte si è di nuovo in piazza, per un ultimo saluto a Gesù morto, un saluto all’insegna della speranza della risurrezione. Ci aiutano le parole del bell’inno composto dal Di Legge, Risorgerai, che tutti i cantori intonano all’unisono con la Banda. Un gesto particolarmente significativo: prima del suo rientro in Cattedrale il Cathaletto riceve un omaggio simbolico, ma altamente parlante. L’immagine di Maria Addolorata viene portata avanti, avanza come quel giorno lontano a Gerusalemme, tra la folla che riempie in ogni dove la nostra Piazza, e si inchina riverente al suo Figliuolo. Vedere questo gesto dall’alto della scalinata, visto da come lo vede lo scrivente, ti commuove.

Una devozione lunga secoli mai interrotta. Anche se ora è quasi eclissata dalle Sacre rappresentazioni che vanno facendosi nel circondario Lepino, ha ancora qualche cosa da dire all’uomo di oggi.

Ci parla della fede in un Dio morto e risorto per noi e dell’amore e la pietà devota che circondano la bara di Cristo morto, che fu prima testimone della sua gloriosa risurrezione.

Ci aiuti quello che viviamo ogni anno con devozione e sentita partecipazione a vivere conformi all’immagine di Cristo per partecipare alla sua gloria. Solo così i Vessilli regali che s’avanzano nella notte del mondo potranno risplendere dei bagliori radiosi, sfolgoranti ma non accecanti, del giorno della Risurrezione.

Emanuele Onifade

venerdì 7 marzo 2014

San Tommaso 2014


San Tommaso 2014
Anche quest'anno eventi culturali e religiosi per ricordare il grande San Tommaso

Cosa vuol dire celebrare il proprio Patrono? Ma anche: cosa vuol dire celebrare la festa del Patrono di una città la cui fede bimillenaria è orgoglio di speranza?

Domande che possono sembrare fuori luogo, che richiamano un retaggio culturale che qualcuno può dire che non gli appartiene. Ma egli sa bene che non è così.
I valori e le tradizioni che ci sono state trasmesse ci appartengono, lo vogliamo o non lo vogliamo. E allora di nuovo: cosa vuol dire celebrare il proprio Patrono? Vuol dire prenderlo come modello e guida nelle scelte quotidiane. Cosa ci dicono ancora oggi i santi? Celebrare il loro ricordo vuol dire anche, mi sia permesso l'azzardo, celebrare noi stessi. Perchè no? Vuol dire celebrare la nostra fede e lasciarci illuminare da essa. Celebrare, in questo caso, se stessi vuol dire riconoscere chi siamo realmente, quali sono le radici da cui prendiamo linfa e quali sono i frutti da portare.

San Tommaso per noi non è una tradizione morta, sepolta da un velo di polvere, da tirar fuori una volta l'anno! Celebrare la sua festa vuol dire parlare di noi, di ognuno di noi. Vuol dire ricordarsi chi siamo realmente, da dove veniamo e dove siamo chiamati ad andare, mano nella mano con i nostri figli.

Tutto questo è la festa del Patrono.

Ma non solo: dire che la sua festa non è una tradizione morta vuol dire risolutamente considerarlo nella vita di ogni giorno e lasciarci guidare dalla sua fede tanto grande da sorpassare i secoli e giungere fino a noi, ancora oggi dopo 740 anni a dirci qualcosa. Ma che cosa?

Ci dice che la relazione con Gesù Cristo è cosa concreta. Ci dice che la nostra fede va sempre approfondita e conosciuta. Ci dice che lui sta lì da tanti secoli e ci conosce bene, fin dalle più lontane generazioni. Ci parla di amore, ci parla di fedeltà, ci parla di luce promanante e rifulgente. Sì la sua luce di santità e soda dottrina promana e rifulge lucente. Abbaglia gli occhi dello stolto e ridona vigore allo spossato.

Celebrare San Tommaso per noi è vita e se noi lo intendiamo così come vi dico, è gioia profonda e verace: il suo ricordo diventa vita della nostra vita, proprio perchè egli, la sua vita, ce l'ha consegnata (e non donata) affidata (e non lasciata)! Ci ha lasciato il suo ultimo respiro, anelito e consegna di fedeltà immutabile e immutata, quel lontano 7 marzo del 1274.

Noi siamo i suoi figli!

Da allora è rimasto in mezzo a noi. Giungendo a Fossanova aveva citato il Salmo 31: “Questo è il mio riposo per sempre; qui abiterò perchè l'ho desiderato”.

Siamo i grandi depositari del suo messaggio. E sembra poco?

Quella reliquia (la sua testa inargentata nello splendido reliquiario) per noi è vanto, è orgoglio, è garanzia di tutela. È parte di ciò che ci è rimasto dopo la traslazione di gran parte del suo corpo in quel di Tolosa.

Noi sappiamo bene che essa è autentica: ce lo dicono i documenti e il nostro senso di fede immutato nei secoli. Quegli stolti che ne mettono in dubbio l'autenticità si sbagliano di grosso. Non sanno nulla. Non possono capire tutto quello che ci lega al nostro Santo e quello che per noi le sue reliquie significano. Ma noi la difendiamo questa verità, ma soprattutto ci crediamo? Trasmettiamo la sua devozione ai nostri figli?

Quest'anno l'abbiamo festeggiato con gran solennità. In quest'esperienza di fede ci ha fatto da guida il nuovo Vescovo Mariano, che fin dall'inizio della sua vita in mezzo a noi ha fatto capire da subito che a questo Patrono ci tiene assai, tanto da voler guidare lui stesso la processione e infiammare i nostri cuori, sia il giorno del suo Ingresso in Cattedrale sia il giorno della festa patronale, con parole esaltanti, grondanti di affetto e di devozione nei confronti di San Tommaso.

La settimana della festa è stata un trionfo: eventi culturali che hanno incorniciato bene la festa religiosa, promossa come sempre dall'Arcipretura cattedrale. Conferenze, incontri nelle scuole presenti sul territorio (tutte attività promosse dall'Istituto comprensivo “San Tommaso”, diretto sapientemente dalla dott. ssa Anna Maria Bilancia), concerti … un triduo solenne predicato, la benedizione e inaugurazione della mostra che l'Associazione delle Arti ha voluto dedicare alla nostra Basilica Cattedrale, che l'anno scorso compiva 830 anni dalla sua Consacrazione. La Messa solenne in canto presieduta dal Vescovo e concelebrata dai sacerdoti della città e della diocesi, la processione per il Corso e la “Statio” con la funzione nella chiesa conventuale di San Tommaso ….
Il giorno seguente la caratteristica e tradizionale fiera cittadina.
La presenza dei Sindaci del comprensorio e la solerzia organizzatrice del nostro Sindaco Angelo Delogu …

Non poteva andare meglio di così.

Un ringraziamento, doveroso e affettuoso, a tutti coloro che hanno collaborato.

Cosa resta di questi giorni?

La fedeltà al deposito che abbiamo ricevuto dai nostri avi e l'impegno a progredire in questa via. Pensiamo spesso al nostro Patrono, che è più unico che raro, prendiamolo a modello della nostra fede e ricordiamoci della fraternità che ci ha unito in questi giorni. Sono tornato a Priverno per la festa patronale (mancavo da qualche tempo) e ho da subito percepito la certezza che mi trovavo a casa, lo ero realmente. Ci siamo sentiti membra uniche di un'unica grande famiglia nobilissima e cordiale.

Ecco cosa resta. E non è poco. Ma l'anno prossimo avremo sempre questi sentimenti?
Credo di sì: se rimarremo radicati e fondati nelle nostre tradizioni, che permeano e guidano la vita presente.

Un caro saluto, amici miei!!

privernensis


Vi lascio con un regalo: il video che ho realizzato con alcune immagini, le più belle, della festa di quest'anno
Video Festa San Tommaso 2014

domenica 19 gennaio 2014

Cronaca e suggestioni dell'Ingresso a Priverno di S. E. Mons. Mariano Crociata, Vescovo diocesano

Alcune suggestioni sulla splendida giornata di ieri ...

Non è semplice riassumere in poche righe le grandi e molteplici suggestioni che hanno investito, travolto e illuminato un semplice cittadino di Priverno, quale sono io, che conosce, però, bene la lunga e variegata storia di fede del suo popolo antico e nuovo; ma anche la storia sociale e civile che contiene pagine esaltanti e pagine funeste.

Una giornata formidabile, che rimarrà nella storia, impressa nei nostri cuori e nelle immagini che ci ricordano quei momenti. Un nuovo Vescovo diventa Padre del suo popolo. Quel popolo gli è stato affidato da Cristo tramite il Suo Vicario in terra (il Papa). E quel Vescovo viene a visitare il suo gregge. Viene a guidare, a reggere e a governare nel nome di Cristo Capo. Benedetto colui che viene nel nome del Signore: l'espressione del popolo gerosolimitano nel momento dell'ingresso di Cristo nella città santa la Domenica delle Palme esprime bene questo concetto. Il Vescovo è colui che viene nel nome del Signore per guidare i suoi figli nel cammino della vita fino alla patria celeste; viene a reggere e tener salda la fede di noi piccoli; viene a governare questa porzione di Chiesa perchè realizzi il fine per il quale è stata eretta ed esiste nel tempo.

Sono questi i momenti in cui si riscopre la grandezza dell'appartenere alla Chiesa cattolica. Sono queste le sane gioie che illuminano i nostri giorni bui e incerti. Sono queste le storie che la grazia sa tessere insieme come trame di un unico arazzo, che rappresenta una storia di amore, di sangue e di fedeltà.

L'abbiamo accolto come abbiamo accolto tutti i suoi predecessori nel corso dei secoli. Con lo stesso amore e la stessa promessa di fedeltà, ossequio e rispetto.

In Cattedrale sembrava vedere, confuse (ma poi non troppo) fra il popolo che la riempiva in ogni dove, delle persone a noi care tornate sempre troppo presto nella Casa del Padre.

Mi piace pensare lì rappresentata (è un dogma di fede quello della comunione dei santi nella triplice ripartizione della Chiesa: trionfante, purgante e militante) tutta la grande famiglia cattolica, quelli che ci hanno preceduto e attendono il giorno della risurrezione e noi che ancora lottiamo, militi, su questa terra di esilio.

Come ricordi confusi e balzanti, come fiammelle di un unico mistico candelabro, sono tornati per assistere ad un momento storico e immutabile nella sostanza. Cambiano i Pastori, ma l'unico Pastore, Gesù Cristo, è sempre lui presente in questi suoi messaggeri. Come non pensare ai Vescovi che hanno preceduto Mons. Crociata sulle Cattedre delle Tre Diocesi? Almeno gli ultimi: Pio Leonardo Navarra, Emilio Pizzoni, Arrigo Pintonello, Luigi Maria Carli, Domenico Simone Pecile, Giuseppe Petrocchi. E adesso: Mariano Crociata, da ieri uno di noi!

Non sappiamo quali saranno le sue scelte per il nostro bene spirituale, ma gli promettiamo fin da subito il nostro rispetto e la nostra stima incondizionata.

A lui abbiamo detto: Sia benedetto colui che viene nel nome del Signore!

Ma nel frattempo gli rinnoviamo ancora il nostro: Benvenuto in mezzo a noi, Apostolo, Guida, Padre, Fratello, Amico!

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Un particolare ringraziamento va al clero cittadino e diocesano, all'Arcipretura e al Capitolo Cattedrale nella persona di don Giovanni Gallinari. Un ringraziamento al Sindaco, il dott. Angelo Delogu e all'amministrazione comunale di Priverno, ai Vigili urbani, ai Carabinieri e a tutte le forze dell'ordine che servono la collettività, come pure alle Confraternite e ai giornalisti e fotografi locali e non, al canale televisivo Lazio tv per la diretta e a tutti gli uomini di buona volontà.

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La foto ritrae Mons. Vescovo, che, accompagnato da Mons. Arciprete, dai Cerimonieri, dal clero e dalle Autorità, sale la scalinata della nostra Basilica Cattedrale. Foto del dott. Alessandro Paglia.

privernensis